Piattaforme:PC
Genere:Platform
Sviluppatore:Black Pants Studio
Data uscita:Estate 2016
Scegliere di foggiare il proprio lavoro attorno ai canoni del platform game, per gli sviluppatori contemporanei, rischia di essere spesso un’arma a doppio taglio. Il genere di Super Mario, Sonic e compagnia saltante è infatti uno dei più duraturi e fecondi della storia del gaming, basato su meccaniche dall’apprendimento istantaneo che, se coniugate con criterio, hanno la capacità di offrire esperienze adatte a un ventaglio d’utenza realmente ampio. È però anche un genere che, almeno nell’ultima decade, di evoluzioni decise non ne ha pressoché mostrate e, specie con l’avvento degli indie di piccola taglia, si ritrova oggigiorno saturo di prodotti fatti con lo stampino, perlopiù incapaci di dare lustro a questa tradizione ormai quasi quarantennale. La soluzione, laddove di cenni evolutivi non se ne intravedono, può comunque essere quella di portare a compimento un’opera che sia quanto più possibile inattaccabile a livello formale, in grado di ribattere a un’originalità scarsa o nulla con una qualità sempre ben avvertibile. È questo il caso di On Rusty Trails, ultima fatica dello studio di sviluppo tedesco Black Pants Game, che, pur non discostandosi più di tanto da una struttura platformer tradizionale spalmata su sfide di durata breve, risulta infine essere un’opera tanto sobria quanto gustosa.
Star di On Rusty Trails
è il piccolo Elvis, esserino piramidale fatto di metallo che ha appena
visto la propria casa frantumarsi in mille pezzi a seguito di un
improvviso attacco aereo. Forte del contratto nelle sue mani, il nostro
nuovo amico aguzzo decide di far valere i propri diritti e parte per un
viaggio in cerca di una dimora sostitutiva. Scelta comprensibile ma
alquanto azzardata, dato che nei lidi limitrofi è in corso una guerra
feroce tra due fazioni, quella delle piramidi rosse – il popolo di
Elvis, evidentemente – e quella dei mostriciattoli blu senz’occhi.
L’avventura si sviluppa, in sintesi, lungo un centinaio di stage a
scorrimento laterale, ciascuno dei quali prevede che il personaggio
raggiunga un punto B senza subir danno, scansando ostacoli più o meno
mobili e insidiosi. Gli scenari si compongono di una serie di
piattaforme quadrate o rettangolari sospese nel vuoto, molte delle quali
appaiono e si dileguano a seconda del colore che contraddistingue chi
le sta percorrendo. Perché sì, Elvis è verniciato di rosso e come
tale può muoversi soltanto lungo le strutture pitturate in questo modo,
ma può all’occorrenza camuffarsi di blu indossando un travestimento che
lo rende pressoché identico ai mostri sopracitati, con la possibilità di
poggiare i piedi anche sulle superfici ricoperte di questa tintura. Il
costume è inoltre indispensabile per passare attraverso cascate d’acqua e
nuvole di pioggia, esattamente come, viceversa, sfruttare la propria
originaria forma triangolare è l’unico modo per passare indenni oltre i
fasci laser incandescenti e qualsivoglia altro impedimento di color
vermiglio. Particolarità importante ai fini di gameplay, il personaggio
ha un fisico magnetico che gli consente di attaccarsi perfettamente a
tutte le piattaforme metalliche, col risultato che egli può correrci
sopra, sotto e di lato in base al bisogno del momento. La questione,
ovviamente, si ripercuote anche nel platforming, per cui eseguire un
balzo corretto da una struttura all’altra dipende strettamente dal lato
da cui si esegue tale azione: senza ragionarci di volta in volta, la
morte per caduta libera è insomma dietro l’angolo. Ogni stage prevede
infine la possibilità di raccogliere piccoli triangoli collezionabili,
che si possono usare o per attivare i check point o, ad uso e consumo
dei completisti, per incrementare il proprio score a fine corsa,
calcolato in base al tempo d’esecuzione, le morti accumulate e il numero
racimolato dei suddetti collectible.
Tradizionale ma neppure troppo scontato nelle sue meccaniche di base, On Rusty Trails
mostra i muscoli già dopo una manciata di minuti dalle fasi
introduttive, cortesia di un level design plasmato dai developer con
tutte le attenzioni del caso. Oltre a un curva di difficoltà che
s’innalza senza impennate, offrendo una competizione accessibile e mai
votata alla frustrazione fine a se stessa, i setting beneficiano di una
varietà strutturale interessante, nonostante una formula platformer che
varia solo in funzione delle pochissime boss fight presenti sul finire
di alcuni mondi. Il leitmotiv è sempre quello della prontezza di
riflessi, per fortuna sorretto da un control system reattivo sia per
quanto riguarda la dinamica di salto che per quella di switch tra le due
“pelli colorate” del protagonista, ferma restando la preferenza
dell’uso di un pad rispetto alla tastiera. Le sfide si vanno poi a
impreziosire man mano con una certa creatività, introducendo
gradatamente sul cammino nocivi blocchi d’acido, torrette nemiche,
trampolini, fino a gettare Elvis lungo sentieri in penombra dove è
necessario seguire il riflesso di alcuni fasci incandescenti per scovare
dirupi e pericoli, o ancora in condotti d’aria che lo sospingono
orizzontalmente senza freno, rendendoci il compito di preservarlo dalla
distruzione assai più faticoso. Si giunge a completare il titolo in
circa tre ore, durata per la verità non troppo generosa che, oltre a
quanto fin qui detto, prende per mano il giocatore con una realizzazione
artistico-estetica invero azzeccatissima. On Rusty Trails
gode infatti di una resa poligonale in 2.5D priva di sbavature, sempre
ben particolareggiata e affiancata da un’effettistica di buona qualità.
Parlando di tecnica, invece, dobbiamo soltanto menzionare qualche
sporadico calo di framerate che, nel corso della nostra prova, si è
manifestato perlopiù nelle situazioni più concitate, senza tuttavia
compromettere la giocabilità di un prodotto a cui gli amanti del genere
dovrebbero dedicare interesse senza troppe riserve.
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domenica 10 luglio 2016
On Rusty Trails
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